“Dream Time” anno 2012

Pure, ossessivamente, Puca prova a lasciare i segni di una presenza. Piccoli tratti, ancore di salvezza in questo mondo alla deriva, che individuano forse una rotta, una direzione.

Un fascio misterioso di luce, piuttosto che un dettaglio, le dita di una mano o di un piede, ove concentrare l’attenzione, e che rimandano forse ad una narrazione superiore, magari virata in chiave onirica, e perennemente interrotta dalla Storia.

Cogliere quei segni è compito, più che dell’artista, dello spettatore. Nell’era della perdita dell’aureola, ove l’artista è confinato a poche, impalpabili certezze, “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”, spetta a lui il compito di riprendere il filo della narrazione interrotta, colmando la distanza.

Roberto Rizzante