“Magnitudo di uno sguardo” anno 2017/18

Due grandi tele ombrose, avvolte nell’oscurità, sono squarciate da biancori gessosi di vellutata luminosità. La luce emana suggestivi riflessi lunari e disegna superfici montuose percorse dal brivido trattenuto di eventi in agguato. Il panorama si riveste di una tensione silente pronta a deflagrare.

Le recenti opere di Marco Puca sono figlie del ricordo della recente violenza subita, quando una disastrosa magnitudo ha sgretolato gli argini del territorio italiano e ha corrotto il suo tessuto morfologico. Sono le terre ferite da un nemico silente, pronto ad aggredire, a manifestare una sismografia convulsa e impazzita che rivela il rombo sordo e minaccioso della tempesta in arrivo.

L’autore, accanto a questi oscuri dipinti, pone una serie di impalpabili acquerelli in cui compaiono i profili di figure umane. I volti, come per magia, vedono moltiplicare i loro occhi che si dispongono liberi a corolla o si schierano in fila come in una marcia. Gli sguardi si rivestono di piume lanceolate, pronti a spiccare il volo verso nuovi orizzonti. Sono occhi alati che cercano nuovi punti di vista, al di fuori della rassicurante visione di un’addomesticata dimensione quotidiana.

Marco Puca descrive due profili: l’aspro paesaggio montano e il poetico territorio del volto umano.
Diventano i soggetti che offrono all’autore la possibilità di sondare le tematiche dell’instabilità e della tensione e di trasformare la sua ricerca in una metafora più generale della società attuale, attraversata da sussulti, fratture, lacerazioni, dove lo sguardo unitario non possiede più nessuna valida certezza.

Lasciandoci alle spalle panorami uniformi, l’artista sembra dirci che anche la nostra vista si modifica e diventa policentrica, fluttuante, errabonda. Lo sguardo stesso subisce la scossa della magnitudo e si protende a “congelare quella tensione che sospende l’ultimo secondo del respiro”, secondo le suggestive parole dell’autore.

Umberto Palestini